
Dall'inizio del VI secolo d.C. numerosi profughi opitergini, scampati alle continue invasioni dei barbari provenienti da nord, si rifugiarono nell'isola d'Equilio, fondando la città di Jesolo.
Ad un'epoca poco precedente risale, infatti, la piccola basilica paleocristiana, della quale rimangono solo alcuni resti situati oggi in località Antiche Mura. Da allora, Jesolo, grazie ai commerci e alla fortunata posizione insulare che la proteggeva dagli assalti dei barbari, diventò sempre più fiorente.
All'inizio del IX secolo era talmente trafficata da far costruire, nell'819, il monastero benedettino di S. Giorgio in Pineto e una grande Cattedrale dedicata a S. Maria, di cui ci restano visibili ruderi nella zona vecchia. A testimoniare la crescente importanza della città jesolana, come centro politico, religioso, o semplice baluardo di difesa, è il fatto che dall'864 al 1466 fu sede del vescovado. Nel 899, dopo l'ennesimo assalto delle popolazioni barbare (Ungari), furono distrutti la grande Cattedrale di Santa Maria e il monastero benedettino di S. Giorgio in Pineto.
Un secolo dopo, al monastero di San Giorgio in Pineto e a quello di San Mauro (sorto anch'esso in zona nell'VIII sec.), ne fu aggiunto un altro a Torre di Caligo, voluto, secondo le fonti, da San Romualdo, già fondatore dell'Ordine dei Camaldolesi.
Il devastante maremoto del 1100 determinò il declino dell'importanza di Jesolo riducendola a poco più di un villaggio.
Tanto che nel 1487, a vent'anni dall'abolizione del vescovado (1466), quando il Patriarca Matteo Girardi visitò Jesolo per la prima volta non fece alcuna menzione della cattedrale. Presumibilmente era già in rovina.